domenica 29 maggio 2011

Una tranquilla giornata di lavoro (storia birichina 3)


(Vietato ai minori di 18 anni!!)

La mente di Monica vagava mentre scorreva quelle noiosissime stringhe piene di dati su un monitor dai colori sbiaditi. Sognava di Gianni e sperava di sentire le sue mani al più presto stringerle i seni. Lui le arrivò alle spalle in silenzio e le carezzò le guance scendendo lentamente nella camicetta sbottonata che lasciava intravedere il pizzo del reggiseno. Lei fu presa da un brivido forte ma non si mosse, lasciò che il sogno diventasse realtà. Gianni le strinse così i seni baciandogli lentamente, molto lentamente, il collo e il lobo dell’orecchio destro, mordicchiandolo con le labbra per non farle male.
“Potrebbero vederci qui, fermati, aspetta che io finisca il turno per amarmi.” Disse Monica.
“Non posso aspettare ancora un ora, tu mi fai impazzire” E senza dire altro le diede un piccolo strattone prendendole le mani. Lei lo seguì fino ai bagni dell’ufficio legale dove i due lavoravano.
“A quest’ora non c’è nessuno a parte noi. Il capo è già andato a casa e tu sei rimasta sola rimasta solo a sbrigare questa pratica, poi ad un bagno chiuso nessuno busserebbe mai.” Gianni la spinse delicatamente nel piccolo stanzino e chiuse la porta con il chiavistello.
Si baciarono appassionatamente lasciando che i loro corpi si incendiassero di desiderio. Le mani di Gianni esplorarono prima il seno di Monica, che sempre più freneticamente si stava sbottonando la camicetta, poi le scivolarono lungo la schiena fino a far scattare il gancetto di sostegno liberando quella bellezza imprigionata. Lei gli tolse la maglietta premendo il suo seno nudo suo petto palestrato di Gianni. Lui scivolò con le mani fino alle natiche e lasciò che si inumidissero passando davanti, facendo vibrare di piacere il ventre di lei. Lei si abbassò e… click, via la cinta dei pantaloni…

L’avvocato aveva dimenticato il telefonino sulla sua scrivania e così entrò nell’ufficio, passando davanti ai bagni. Il silenzio attenuato dallo sventolare del condizionatore era interrotto da un suono strano che proveniva proprio dai bagni. Era come un lamento di bimbo o piuttosto un gatto in amore. Decise così di indagare ed entrando in bagno notò la luce accesa provenire da un comparto chiuso. I gemiti stavano provenendo proprio da li. Allarmato bussò alla porta.
“Monica, ti senti male? Che cos’hai? Sei tu la dentro?”
Ovviamente Monica non stava male… tutt’altro… ma non rispose. I rumori cessarono. I due restarono immobili nella speranza che il capo se ne potesse andare via togliendoli dall’imbarazzo. Ma egli avendo paura che Monica fosse in pericolo per un qualche tipo di malore, diede una spallata alla porta rompendo il catenaccio, trovandosi così davanti ad una scena libidinosa. Lei con il sesso di lui ancora in mano e con l’altra che si copriva il volto, mentre lui praticamente paralizzato dal terrore stava immobile come una statua di sale.
“Questo è uno studio legale rispettabile, non posso permettere che all’interno si consumino le vostre orge.” Disse l’avvocato con tono duro e minaccioso, “domani preparerò la lettera di licenziamento per entrambi.” Proseguì.

Fu l’iniziativa di Monica che salvo la situazione quella volta e con un sorriso invitò i due nel bagno a fianco la cui porta aveva la serratura ancora intatta e dopo averli fatti accomodare… Click… girò la serratura e…


Attente alle amiche (storia birichina 2)



Aveva spento la luce e ripensava a lui nel buio della stanza…
Le lacrime le scendevano anche se non voleva, bagnando il cuscino… Ripensava a come si erano lasciati e di come lei avesse sbroccato di brutto quando aveva intuito le attenzioni della sua amica su di lui. Ma Tommy non aveva fatto niente per meritare i suoi insulti e Susy lo sapeva bene, ma era nera per i casini che aveva con i suoi ed ora le era chiaro che aveva reagito esageratamente. “Domani lo chiamo e gli spiego…” pensava per tranquillizzarsi, ma non ci fu bisogno di aspettare perché il telefonino che aveva sul comodino si mise a vibrare, illuminando ritmicamente la stanza di blu. Era Tommy…
“Pronto!” disse lei rispondendo al telefono…
“Pronto amore, sei ancora nera?” gli disse lui dall’altro capo dell’antenna
“Scusami… ho sclerato come una bambina quando ho visto la vampiretta ronzarti attorno, ma mi rendo conto che era fuori luogo… mi perdooniii?”
“Non temere, ci sono abituato, ho una sorella che mi tratta come te stasera, però lo fa tutti i giorni quindi ci sono abituato… sei perdonata…”
“Ci vediamo domani allora? Non vedo l’ora” disse Susy
“Ecco… è proprio per questo che ti chiamo a quest’ora… volevo avvisarti che domani non ci vedremo, ho altro da fare” gli rispose lui
“Va bene… non importa, se hai da fare… dimmi allora quando puoi?”
“Ehm… Ehm… vedi… il fatto è… insomma… non stiamo più assieme da stasera…” gli disse lui con voce imbarazzata “Vedi… il fatto è che mi vedo con… con la vampiretta! Sapessi che numeri che fa!”
Il condominio fu svegliato dalle grida disumane di lei e dallo schianto del telefonino sui vetri della finestra.

sabato 21 maggio 2011

Una storia d'amore



È che poi avrei voluto fosse stato diverso
e non un solo ricordo facesse male
non un solo sogno fosse perduto
è che penso che nulla è stato diverso da uno sguardo silenzioso...

se poi questo silenzio io lo ascolto
è così assordante... così enorme quello che dice...
così fatto di luce e lacrime
che non bastano le parole di una poesia a raccontarlo...

Non è il solito sentimento fatto di desiderio o nulla
è qualcosa d'infinito
qualcosa che credevo fosse mio...
è una storia d'amore che nessuno mai conoscerà.

Corrado
21/05/2011

giovedì 19 maggio 2011

Sipario




C’era un sogno
ancora da sognare
in cui fiumi d’oro e lamé
brucavano le montagne
inabissandosi poi in valli verdi e azzurre
fino a mari di corallo…


C’era un sogno
ostinatamente vivo
a chiuder lo sfondo
prima che il sipario
separasse il legno dai piedi
e le scene si scoprissero di cartone…


C’è ora silenzio
dopo il clangore
degli addetti agli arredi
che uno sceneggiatore attento
dirigendo ad arte
ha posto a riposare…


Calpesto quello spazio vuoto
mi cingo le mani alle mie mani
scavalco ostacoli immaginari
che fingo di vedere
per non ammettere
e… non tacere.


© Corrado Muti
15/03/2008