domenica 30 ottobre 2011

Canto delle stelle



Si perderà in un momento
nel firmamento, un eco,
su Scie di stelle strisciate via
e blu cobalto…
Nella speranza giace
la tua sapiente mente,
tra domani e infinito,
tra sussurro e armonia
e ancora
si ascolterà per sempre
il canto chiamato
amore!


Chi sei tu?
Non so… ho perso qualche cosa, non ricordo!
Che cosa?
Non ricordo…
Forse nulla, forse tutto.
Ricordo una luna bassa o forse due… ricordo le luci soffuse di un porto senza mare, ma io non c’ero o magari solo guardavo ed ora non ricordo chi sono e perché sono qui.
E dimmi... le luci del porto com’erano?
Erano rosse, erano gialle… erano multicolore… erano molte, direi tante, ma non stavano in terra, erano in cielo e il cielo era nero con le due lune, una gialla e l’altra rossa.
Lo sai che non ci sono due lune?
Lo so… qui non ci sono, ma io ero altrove!
Altrove?
Si, in un altro luogo, forse in un altro tempo chissà?
Sei forse malata?
Penso di si! Sento una fitta al cuore, una tristezza immensa… non so se è una malattia, ma mi fa male.
Dammi la mano, passeggiamo un po’.

La notte lasciava scoperte le stelle che cercavano di contrastare le luci dei lampioni e delle moto chiassose e veloci che invadevano i sensi senza permesso. Il mare era là, adagiato nel buio più scuro e le piccole luci dei natanti sparsi, sembravano piccole stelle scese per bagnarsi un po’.

E ti ricordi il profumo? A volte è importante il profumo.
Oh, il profumo era dolce di frutta e agre di pini, l’aria fredda e pungente accarezzava lieve la pelle senza gelare. Mi ricordo che non avevo freddo nonostante lo fosse, ma ero felice lì. Dimmi, pensi che ritornerò a casa?
Non so, credo che… non so dirti. Ma il tuo nome proprio non lo ricordi?
Solo un suono ricordo, un suono di gocce che scendono dall’alto sui palmi delle mani… le gocce erano parte del mio nome o forse solo quel dolce suono.

Nubi improvvise avevano coperto il cielo. La ragazza aprì le mani come per raccogliere un po’ di cielo su di se e le gocce di una pioggia leggera cominciarono a scendere su noi… pling… pling… una dolce nenia suonata sulle sue mani mi trasmise di lei la tristezza per quello che aveva perso.

Le navi del porto come erano?
Le navi?... non saprei, ricordo solo delle grandi case galleggianti, ma erano sospese nel vuoto o almeno in un mare senza acqua e poi le vedevo da sotto, forse le navi volavano.
Domani, al sorgere del sole ti accompagno da un dottore, forse saprà dirti dove è la tua casa.
Domani, al sorgere del sole non sarò più qui.
Hai un amore là dov’è la tua casa?
Ho un amore! In verità ho un amore, ma non so dov’è.

Senza accorgermi neanche, le stavo accarezzando i capelli. Era molto bella, una ragazza così bella non l’avevo mai vista e pensavo che fosse una fata caduta per sbaglio sul mio percorso. La pioggerella leggera aveva bagnato le sue vesti che si erano adagiate sul suo corpo.
Camminammo a lungo nella spiaggia notturna, senza parlare. Le nubi erano passate via lasciando di nuovo scoperte le stelle.

So chi sei tu ora… mi hai fatto ricordare.
Tu dici di me chi sono? Ma io so chi sono, sei tu che non ricordi!
Ora non più il silenzio del tuo ascolto e le tue carezze di solo amore mi hanno permesso di ricordare. Venendo qui ho dovuto rinunciare alle mie memorie… venendo qui ho lasciato indietro quello che ero, per trovare di più.
E cosa hai trovato che non avevi?
Non avevo l’amore con me… ora ho te!

Una stella più luminosa delle altre si stava muovendo verso noi e quando fu vicina, riconobbi una delle navi di quel porto senza mare.

Ora devo tornare a casa mia, ma tu non dimenticare di nuovo chi sei… ti ricordi? Da principio era amore!
Ma sarò solo senza di te e ora che ti ho riconosciuto, come farò a sopportare l’amore che provo?
Scrivi poeta… scrivi. Altri leggeranno le tue righe e sogneranno… e sogneranno… e ricorderanno! Arrivederci poeta, il sole domani ti porterà altri canti da cantare, ma quello delle stelle starà sempre nel tuo cuore.

Pling… pling… gocce di stelle scendevano sul lucido metallo della nave e suonavano l’ultimo canto prima di accoglierla nel di loro cielo.
Si allontanò piano dietro il mio incredulo sguardo portando con se una parte del mio cuore.

Corrado
28/07/2004

venerdì 28 ottobre 2011

Un petalo blu





Un giorno tanto tempo fa
viaggiai su una stella,
ne raccolsi i petali e discesi,
poi camminando all'indietro
in un sentiero pieno di primavera
li ho seminati avanti a me...
Ad ogni petalo davo un nome
ad ogni petalo donavo un desiderio
ed ogni petalo mi diede occhi da amare
e da abbracciare...
ma anche tante lacrime da versare...
ed ora che li ho seminati tutti
tranne uno
lo tengo stretto a me
perché appartiene ad occhi circondati di blu
e per me il blu è come il mare
infinito e bello
tengo quel petalo tutto per me...
per sempre
forse così
potrò amare quegli occhi per sempre..

Corrado
29/10/2011

martedì 25 ottobre 2011

Senza ballare


 

Perché ballare con te sarebbe un sogno grande
troppo grande da comprendere
che non posso fare...
nemmeno dirti,
posso,
che poi se mi perdo nei tuoi occhi
potrei scoprire che ti amo
e scoprire anche
allo stesso istante
che è impossibile amarti...
Quello che poi resterebbe è come morire
e non posso morire, non ancora...
non posso amare... forse mai... forse mai...
Oh, se sapessi
se tu sapessi quanti orizzonti ho viaggiato prima di scoprire te
quanti inutili occhi ho magnificato
prima di scoprire che erano solo i tuoi quelli incisi nel tempo,
ed il tempo, proprio il tempo, mi ha portato via con se,
mi ha rivestito di ali nere,
mi ha reso incapace di volare in cielo
e poi per pietà
mi ha donato una lira per suonare
e dalla gabbia che nessuno può vedere
io canto al vento...
Ti prego... sii felice
sii la Magia che sei,
scoprila dentro di te,
falla risplendere sempre,
componi arcobaleni in cielo col tuo respiro di vita
così che vedendoli da quaggiù io possa gioire
e finalmente averti per sempre mia
respirando l'aria che narra del tuo splendore...

Corrado
25/10/2011

lunedì 24 ottobre 2011

Volare senza planare (new look)



Non v’è abbastanza cielo per distanziarci stanotte,
dimmi che alle ali delle rondini sei aggrappata
perché possa vederti apparire appena viene primavera?

Frantumerò la mia realtà in chicchi di pensieri
raccogliendoli nella scatola dei ricordi più belli per fartene dono…
il mio cuore ha pochi battiti stasera
è chiuso nella malinconia,
nel domani negato da paure
che sono ormai baluardi d’antichi canti d’abbandono…
ecco,
è il mio cuore,
è per te, pieno di amore e speranza,
ma anche tanto dolore che non posso dimenticare…
e se lo vuoi,
se tu lo vuoi sempre con te,
devi volare,
perché planare dal mio cielo strano,
non posso più senza precipitare.

Corrado

sabato 22 ottobre 2011

Il luogo dei ricordi




Solo su un precipizio. Un piccolo costone di roccia che scende come tagliato da un laser a precipizio su un fiume di lava incandescente e fumante, sotto di me. Non ci sono appigli e tutto attorno solo lava fusa che scorre. Una passerella di roccia nera va verso il nulla che è fuori di li.
Ho paura di cadere, anzi il terrore ma mi incammino nell’unico passaggio. Riesco a malapena a mettere un piede avanti l’altro per non cadere. Sento un rumore che sale dal basso che come un tuono lontano, inizia piano con un brontolio e sfocia in una risata… una diabolica risata che mi riecheggia attorno.
Mi sento girare la testa, e perdo l’equilibrio… cado. Uno strattone. È la mano di una amica che mi afferra mentre precipito.

Perché è tutto così reale?
È la mia presenza che lo ha reso più nitido.
Ma che posto era?
Erano le tue paure.
Che cosa vuoi dire? Non era reale?
Lo era per te… in verità quella che tu percepisci come realtà non è altro che un ologramma nel quale ti trovi e nel quale interagisci.
Si… si, ho già sentito teorie riguardanti questo, ma ora è diverso, in questi ultimi tempi è diverso… è come se la realtà cambiasse alla velocità del pensiero e mi trovo spesso in posti diversi che non conosco.
Perché questa tua capacità si sta ampliando…
Sembra un processo inarrestabile. Ho provato a mettere un freno a questo, ma ho avuto solo l’effetto di rallentarlo… è difficile spiegare cosa accade, ma è come se di colpo si fossero tolti i freni ed ora io stessi viaggiano di nuovo.
È caduto un blocco che non dipendeva da te, ma una persona a te vicina non ti permetteva di muoverti nella sincronicità degli eventi.
So chi intendi, ne era inconsapevole e poi non credo di essere completamente capace di muovermi in quel campo, senza il suo aiuto.
Se dovrai avere il suo aiuto sarà così, nel flusso degli eventi tutto ti viene portato al momento giusto.
Ma verso dove sto andando?
È una nuova forma di consapevolezza, una coscienza più grande…
Dove passato e futuro si fondono e dove si conosce il proprio posto nell’universo?
Proprio così… dove si è coscienti del proprio ruolo e si gioca le carte giuste sapendo dove e come muoversi.

D’improvviso la scena cambiò… ci trovavamo al mare, o forse un grande lago. C’erano delle passerelle di legno che andavano per molti metri all’interno del lago e terminavano con una piazzola ovale sulla quale sedersi ed ammirare il panorama. In fondo a questa spiaggia si intravedevano le luci di una città che divenivano più brillanti al lento calar della notte.

Tu mi conosci e sai che non mi piacciono i cambiamenti repentini. Mi sento impreparato ad affrontare una situazione nuova e così grande per me. Lo sai che sono molto cauto. Vorrei poter bloccare questo processo se non sono capace di controllarlo.
Al momento stesso che tenti di controllarlo il processo si blocca e si torna indietro… non confondere la paura con la cautela. Questo stesso processo che tu vivi in un determinato modo, l’intero pianeta lo sta vivendo e per quanti sforzi facciano alcuni per controllarlo, esso è inevitabile. Sarebbe autodistruttivo tentare di fermarlo e contrariamente a quanto puoi pensare, nessuno ha niente da perdere ma tutto da guadagnare.

Scorgemmo una luce su una delle passerelle e senza bisogno di parlare ci dirigemmo là. Lei era splendida e luminosa come una ninfa venuta dall’acqua. La conoscevo già… molto bene. Ci prendemmo le mani e in un solo istante ci trovammo in cima ad un monte. La roccia sopra e sotto di noi era formata da cristalli di tanti colori diversi e di mille sfumature… sotto di noi un verde mare di alberi che scemava fino all’orizzonte e un cielo azzurro come cappello.

Dove mi hai portato?
Qui ci sono racchiuse tutte le memorie della terra… ogni cristallo contiene dentro di se milioni di anni d’evoluzione sotto forma di stringhe energetiche… residui di vibrazione, pensieri e memorie d’uomo.
Ma come possono contenere quello che dici?
Sono memorie… ogni colore rappresenta un’era. Per ascoltare i ricordi, bisogna farli risuonare come si fa con uno strumento musicale. Ascolta!

Prese in mano un cristallo rosa ed esso iniziò ad emettere suoni. Una musica si levava dalle sue mani che ci avvolse come un’onda ipnotica.

Ora ricordo… un giorno senza tempo, un ragazzo e una ragazza senza parlare si riconoscono e si amano… in un giorno senza tempo, i due sono una sola cosa… in un giorno senza tempo racchiudono il loro amore in quel cristallo perché rimanga in eterno così puro.
Hai ricordato noi!
Lo so Splendore…

La mia amica se ne andò lasciandoci abbracciati… si sedette sotto un albero mentre ci allontanavamo… sapeva che mi avrebbe rivisto sempre meno, ma anche con la nostalgia in cuore accettò.
Io feci finta di non aver capito… non ero io che potevo colmare il suo vuoto e lei lo sapeva.

Corrado
01/09/2004

Un Angelo Bianco




Erano giorni difficili
Da qualche tempo Elisabetta, si sentiva strana. Forse si trattava degli effetti dell’operazione come sosteneva il suo carissimo amico e collega di lavoro. Ma una terribile malinconia gli si stringeva in gola e provava un gran desiderio di fuggire. Le era divenuta intollerabile una situazione nel suo ambiente di lavoro. Come poteva continuare ad andare avanti così, si domandava.
Un debole per il “Bello” del gruppo lei lo aveva sempre avuto, ma in fondo una donna felicemente sposata, non poteva che volare con la fantasia per evadere da quelle otto ore di lavoro a catena.
Ripensandoci era un po’ che quel pensiero le frullava in mente, ben prima dell’operazione. Lei sempre così attenta a rispettare le regole. Il lavoro, la famiglia, la chiesa. Era sempre stata amica di tutti. La classica brava donna di famiglia che fa tutto secondo le regole, senza grilli per la testa, due figli fantastici e un marito adorabile. Che cosa poteva pretendere di più?
Passavano i giorni così. Sempre le stesse cose, sempre le stesse situazioni, ma dentro di lei una voglia matta di tagliare i ponti, forse una fuga alla Thelma and Luyse, o magari un amore segreto, come nei romanzi che di tanto in tanto leggeva. In realtà si sentiva ancora molto attraente ed, in effetti, lo era. Magari aveva ragione il suo collega nel dire che in lei c’era in atto una tempesta ormonale, provocata proprio dalla maledetta operazione.
Macche! Tutte stupidaggini, pensava.
Poi la sua adorabile e testona collega se ne andava in pensione. Cavoli, non pensava mai di volergli così bene. Si organizza una cena per festeggiare e dire addio ad una cara collega amica. Il “Bello” aveva organizzato tutto. Successe tutto quella sera. Frasi di circostanza nello scartare i regali e una poesia scritta per l’occasione da Lui. Elogio per le qualità della neo pensionata e poi come un colpo di pistola al suo povero cuore, nella poesia anche lei compariva con un chiaro commento di apprezzamento. Ma allora anche lui pensava a lei.
Elisabetta, si sarebbe sotterrata in quel momento, di fronte agli sguardi perplessi delle altre colleghe di lavoro. Ma in cuor suo provava uno strano senso di soddisfazione perché lui era proprio come lei lo aveva sognato. Quasi quarant’anni a rispettare le regole e si trovava di colpo proiettata in un romanzo d’amore nel quale lei era la protagonista.
Passarono i giorni al lavoro e lui ritornò ad ignorarla come prima. Diavolo, pensava, ma quelle parole le hanno sentite tutti, tra l’altro le costò una lite con il marito, perché come era solita fare di tutto quello che le capitava, le aveva raccontato l’accaduto, omettendo ovviamente quello che lei provava realmente per il “Bello”. Ma come si permette quel cretino di dire quelle cose? Ti va a far litigare con le altre colleghe, fu il commento del marito.
Passarono le settimane e tutto proseguiva come sempre, lui ignorava lei e le altre parlavano e sparlavano di lei, lui e tutto quello che capitava. Si sentiva una merda. Per una volta, solo una volta che aveva voluto sognare un po’ sopra le regole ecco il risultato. Che voglia di morire. Sentiva che nessuno riusciva a capire il suo essere e come potevano gli altri giudicare il suo animo sensibile, ferito da un sogno che lei saggiamente aveva cercato di evitare fin a quel giorno della cena. Non riusciva a darsi pace. Perché quell’emerito idiota, le aveva fatto credere in chissà che e adesso la ignorava? Il lunedì era venuto il suo collega a trovarla sul suo posto di lavoro e lei le aveva espresso la sua voglia di morire. Eccone un altro, pensò. Io gli esprimo il mio dolore e lui mi brontola, perché non vuol sentire parlare di morte. E se lo facessi davvero, pensò! Forse si accorgeranno di me quando non mi avranno più. Anche mio marito e i miei figli piangerebbero, allora forse sarò importante e non daranno per scontato che io ci sia, li, a seguire le regole. L’amico le aveva lasciato un pacchetto di caramelle vuoto, ma pieno delle sue poesie. Già, quel sognatore del suo collega si era messo a scrivere poesie da un po’ e ogni tanto gliele passava per fargliele leggere. Forse in parte era colpa sua che le aveva insegnato a sognare? Ma no! In fondo era un caro ragazzo, di tanto in tanto passava a salutarla e si preoccupava di sapere come stesse.
Passarono altre due settimane ed Elisabetta, nel frattempo, si era decisa a parlare con il “Bello” per chiarire la situazione. Che stupida, pensò poi, ovviamene lui negò tutto e le disse di essere stato frainteso e lei si sentì così male che non riuscì più neanche a guardarlo negli occhi. Per fortuna ogni tanto passava il suo amico e con le sue stupide poesie, cercava di rincuorarla.
Era il Giovedì e il suo amico, si fermò alcuni minuti di più da Elisabetta, dopo la pausa del mattino, rischiando un richiamo dalla direzione.
Gli chiese perché era così abbattuta e lei le ripeté le ragioni che già conosceva.
Il suo amico comprendeva bene il suo tormento e le disse che non doveva perdere di vista quello che realmente contava nella sua vita. Tutti quelli che le volevano bene, si erano accorti che in lei qualche cosa si era rotto ed erano preoccupati. La tua mente, disse, è così piena del “Bello” che poi di te se ne frega e non ti accorgi di far soffrire chi realmente ti vuole bene. Prima di andarsene gli consegnò un ultima poesia con la raccomandazione di leggerla a casa, quando fosse stata sola.
In casa chiusa in bagno aprì e lesse quel foglietto. Le parole che vi erano stampate, le fecero sussultare il cuore, ed in fondo al foglietto vi era una figura di un angelo bianco.

Oggi mi hai detto che vuoi morire
ed io non so fare niente per te.
Vorrei essere come la brina
che il mattino riposa su te
e con il sole più tardo mi fondo
per dissetarti nel profondo.
Vorrei poter divenire preghiera
e come mantra ridetto a memoria
dare al tuo cuore serenità.
Vorrei essere come goccia di pioggia
che riflettendo la luce del sole
compone un arcobaleno diretto su te.
Vorrei essere un angelo bianco
e nelle notti in cui non riposi
cullarti fin quando non dormi serena.
Ma ora ti dico sorella di cuore
la vita è bella comunque vada
e in momenti in cui non sai…
alza lo sguardo e rivolgi il tuo canto
ed un aiuto riceverai.


Elisabetta, ora stava piangendo. Come aveva potuto spingersi così in là. Aveva perso di vista quelle che erano le cose veramente importanti della sua vita. Si asciugò le lacrime ed uscì dal bagno.
Andò nella camera dei ragazzi che dormivano, sistemò loro le coperte, come faceva quando erano piccoli, poi si inginocchiò al lato del loro letto e invocò la protezione del Signore su di loro.
Andò poi in camera ed anche il marito dormiva. Si infilò nel letto e lo abbraccio. Lui si svegliò ed accese la luce, che hai, le domandò!
I ragazzi dormono… disse Elisabetta.
Una carezza… Spensero la luce…

Il giorno dopo al lavoro, incrociando lo sguardo del “Bello”, ripensò all’angelo bianco e scoppio a ridere. Le altre colleghe la presero per matta, ma a lei non fregava più niente ormai. Un angelo bianco le aveva aperto gli occhi ed ora era felice.


mercoledì 19 ottobre 2011

Quello che amo di Te


Io di Te amo quel sorriso accecante,
le pieghe del tuo collo che seguono il tuo dire si e no,
le fossette sulle guance che si formano quando sorridi,
e quando fai il broncio diventano piccoli dossi che adornano la bocca...

Io di Te amo gli occhi così intensi circondati sempre di blu,
occhi che a volte distolgono lo sguardo da me,
per dire di più con un silenzio pieno di segreti,
e che a volte piangono di nascosto...

Io di Te amo le mani piccole e curate,
mi piace sfiorarle,
sentire che vibrano ,
cariche di energia e amore...

Io
di te...
amo...
Te...

Corrado
19/10/2011

lunedì 17 ottobre 2011

Gocce di Luce




Questa notte non ci appartiene
questo freddo così intriso di malinconica sconfitta
così raggelante tutti gli impulsi vitali
non ci appartiene, no...
noi costruivamo castelli adorni di principesse e draghi
combattevamo l'oscurità con ali d'argento
e seminavamo gocce di Luce dietro i nostri passi...
Noi eravamo lo splendore nelle tenebre
il chiarore di una mattina calda,
la primavera nell'inverno...
Vieni con me,
vieni...
dispieghiamo le ali ancora una volta
e andiamocene dove il sole caldo
permette di nuotare nel vento...
Vieni... prendimi per ala
voglio di nuovo sorridere
e seminare gocce di luce con te...

con te...

Corrado
17/09/2011

domenica 9 ottobre 2011

Il mio bacio per te




 
Questo improvviso vento
muove piccoli pensieri
che si fondono nel mio cielo...
ricordi di te,
del tuo sorriso,
della mia voglia di non staccarmi da te
e della tua di non mandarmi via...
Questo improvviso vuoto
e queste note che mi parlano di te,
del tuo guardarmi
vedendo di me la luce
e del mio ricambiarti
baciandoti col pensiero...
Questo freddo inaspettato,
io che scivolo ancora nel tuo desiderio
e di brividi mi ricopro il petto
dove c'è un cuore che brucia per te,
dove,
le note del piano
sembrano gocce
che leniscono questo desiderio
fatto di speranza...
Questo silenzio attonito
ha forse senso... un senso
se ascoltandolo lascio scendere una lacrima
che raggiungendo le mie labbra
mi porta il tuo sapore...
questo... questo è il mio bacio stanotte.

Corrado
09/10/2011

martedì 4 ottobre 2011

Passeggero del vento



Un onda strana, solitaria,
uno strazio macerato,
un continuo stilar di note di piano…
Fantasie oniriche schiacciano la realtà
trascinandomi oltre cieli di Gaia.
La miscela… il carburante,
un alternarsi di tasti bianchi e neri
e corde che risuonano come aquiloni,
caotiche e strane, in viaggio sul cuore…
Dunque è vento… sensi e sentimenti
ed io… un suo passeggero.

Corrado
11/05/2007

sabato 1 ottobre 2011

Vorrei averti fra le mie braccia



 

In giorni gocciolanti di malinconia
avevo racchiuso le poche speranze
desiderose di te,
ti cercavo come si desidera il fuoco
quando hai freddo
ed erano giorni così,
con una fotografia in mano
e freddo sotto piedi immobili.

Ora che sono libero dalla malinconia
che accompagnava il tuo pensarti,
passeggio su campagne ancora estive
aspettando l'autunno
e da un ponte di cemento e metallo
getto monete nel fiume
per esprimere sempre lo stesso desiderio...
averti fra le mie braccia.

Corrado
02/10/2011